Passata la stagione delle trimestrali USA, l'investitore che guarda oggi l'S&P 500 si trova davanti a una promessa seducente: +20,4% nei prossimi 12 mesi, fino a 9.275 punti, secondo il target price aggregato proiettato da FactSet, il gigante delle analisi sui mercati azionari. È il tipo di numero che spinge ad agire subito. Ma è anche il tipo di numero che, da solo, può far girare la testa alla luce del contesto attuale e dei valori già raggiunti dall'indice, perché non dice se il terreno sotto i piedi sia davvero solido.
Il problema non è capire se gli analisti sono ottimisti, lo sono, e parecchio. Il 59,9% dei rating sull'indice è "Buy", il massimo da almeno il 2010. Il problema è capire da dove nasce questo ottimismo, perché non è distribuito: si concentra in quattro settori, Communication Services e Information Technology al 70%, Materials ed Energy al 64%, tutti trainati dalla stessa storia, l'intelligenza artificiale. Amazon, Microsoft e Nvidia hanno il 100% di raccomandazioni d'acquisto. La corsa dell'S&P 500, in altre parole, è in realtà la corsa di poche azioni.
Questo è lo scoglio su cui inciampano molti investitori: l'entusiasmo degli analisti non è trasversale, ma concentrato su pochi titoli, ed è lì che si concentra anche il rischio. Qui entra in gioco la fredda razionalità del mercato delle opzioni, che parla un'altra lingua rispetto ai target price. Il rapporto tra VXN (volatilità implicita del Nasdaq) e VIX (volatilità implicita dell'S&P 500) può rappresentare una guida utile per gli investitori: non prevede la direzione, ma misura quanto il mercato sta pagando per proteggersi dalla scommessa rialzista dei prossimi mesi, in particolare dal rischio legato ai titoli AI rispetto al rischio generale.
Oggi il rapporto è a 1,40, sopra la media storica di 1,26. Non va letto come un termometro della paura, ma come indicatore di chi sta finanziando la scommessa rialzista..

Più il rapporto sale, più il mercato segnala che la corsa verso i 9.275 punti è una scommessa concentrata sull'intelligenza artificiale: si pagano premi più alti per proteggersi da un rischio che pesa su pochi titoli, non sull'indice nel suo insieme. A fine luglio, quando toccò 1,73, quella concentrazione era massima; il rientro verso la media, a 1,26, coincise invece con una scommessa più equilibrata, sostenuta dall'intero mercato e non solo dai big tech.
Il segnale, quindi, non dice se l'S&P salirà, ma quanto quel rialzo dipenda da poche azioni. Un rapporto vicino a 1,26 indica un rally largo, in cui il rischio è distribuito su tutti i settori. Un rapporto che torna a salire verso 1,50 e oltre indica che il mercato sta scommettendo sempre di più sull'AI da sola, rendendo il target price di FactSet più fragile: basterebbe una delusione sui pochi titoli trainanti a mettere in discussione l'intero mercato.


