
📊 Pubblicato il PHYIELD Report n. 151 – Volatilità in espansione selettiva, Nasdaq sotto i riflettori, crypto travolte dal sell-off
Nella settimana chiusa il 6 febbraio 2026 la volatilità implicita prosegue il trend di lieve espansione, con quadro ancora risk-on ma più nervoso. Negli USA: VIX da 17,43 a 17,77 (+1,95%) in fascia 15–20, VXD a 16,51 (+3%), mentre il VXN sul Nasdaq-100 è il vero protagonista: vola a 24,3 (+7,9%), oltre la soglia 20–25 che segnala aumento del nervosismo sul tech dopo i massimi storici.
In Europa movimenti più contenuti e misti: VFIB (FTSE MIB) +1,7% a 19,90, VSTOXX +1,5% a 19,85, VDAX in decompressione a 18,9 (–3,7%). Tutti gli indici restano in area 19–20, dove prudenza e potenziale rialzista convivono. Le MA(50) sono ormai vicinissime: VXN e VFIB hanno superato/eguagliato la media, VIX e VSTOXX restano poco sotto, segnalando fine fase di compressione e ingresso in regime di volatilità più normalizzata.
📈 Il sentiment resta positivo con volatilità tra 17 e 20–24: non esclude nuovi rialzi azionari ma richiede maggiore selettività. L’espansione su VXN e la stabilizzazione europea mantengono un’impostazione rialzista di fondo, con focus sul Nasdaq dove la rottura delle medie mobili può preludere a correzioni più marcate.
💠 Crypto – settimana shock: tra il 2 e il 6 febbraio il comparto viene travolto da vendite brutali. Bitcoin tocca i 60.000$ (minimi che non si vedevano da ottobre 2024), con forte aumento di volatilità e liquidazioni in leva per miliardi. Dopo il panico, arriva un rimbalzo tecnico di breve. Gli ETF si dimostrano più resilienti del mercato spot: Bitcoin parte con oltre 500M$ di inflow il 2/2, subisce deflussi fino a quasi 600M$ il 4/2, ma chiude la settimana con circa 300M$ di nuovi acquisti sul dip; Ethereum e Solana mostrano deflussi più contenuti. La struttura istituzionale appare più solida rispetto ai cicli passati.
🛡️ Ufficio Studi – Fondo sovrano norvegese record, famiglie in difficoltà: nel 2025 +15% di performance e rendimento medio dal 1998 al 7%, ma inflazione oltre il 3% e interessi sui debiti famigliari all’11% del reddito disponibile (Svezia >5%, Danimarca ~4,5%, Finlandia ~3,7%, euro area <2,5%, Italia ancora più bassa). Pressione che si riflette su case svedesi (forte calo e minimo storico negli investimenti residenziali dagli anni ’90). I picchi dell’“interest to income ratio” hanno accompagnato le recessioni del 1996, 2008, 2012, 2022: fondo sovrano e cittadini, due facce della stessa medaglia.
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