Rendimenti dei Titoli di Stato sui massimi e tensioni geopolitiche alle stelle. Siamo in pieno panico o di fronte ad un’opportunità di acquisto sull’obbligazionario? Proviamo a fare un po’ di ordine. Venerdì 27 marzo 2026, sia il Bund decennale tedesco ha toccato quota 3,10% (massimo rendimento da circa 15 anni), sia il Treasury decennale statunitense ha raggiunto il 4,44% (con un picco intraday vicino al 4,5%), segnando un forte sell-off sui bond governativi core in un contesto di rinnovate preoccupazioni inflazionistiche legate all’energia.
A seguito di questo calo dei prezzi nominali, il rendimento del Treasury a 10 anni ha iniziato a ritracciare, scendendo nel corso di questa settimana verso area 4,32%. Dinamica simile anche per il Bund, che sembra orientato a rientrare sotto la soglia del 3%. Questi livelli appaiono interessanti per un possibile rientro tattico sull’obbligazionario, offrendo un carry nuovamente attraente rispetto ai recenti minimi del ciclo, soprattutto nel caso in cui la tensione geopolitica in Medio Oriente dovesse stabilizzarsi e l’inflazione non accelerasse ulteriormente.
Tuttavia, il segnale di cautela resta forte. L’indice MOVE (che misura la volatilità implicita sui Treasury) ha chiuso venerdì a 111,95, dopo aver toccato i 115,02 nella stessa giornata: un livello ancora molto elevato rispetto alla media storica recente e privo di una chiara inversione di tendenza. Finché il MOVE non mostrerà un calo deciso, il rischio di “afferrare un coltello che cade” rimane concreto: nuovi shock energetici, dati macro più elevati delle attese o un ulteriore repricing in senso restrittivo della Fed potrebbero spingere nuovamente i rendimenti al rialzo e comprimere ulteriormente i prezzi dei bond.

Osservando inoltre la curva USA, in particolare lo spread 10Y-2Y (differenza tra il rendimento a 10 anni e quello a 2 anni), che riflette le aspettative di crescita e di politica monetaria, emerge come la normalizzazione della pendenza — con un ritorno alla tendenza positiva dello steepening — possa rappresentare un segnale favorevole per i bond a lunga scadenza.

In conclusione, l’area intorno al 4,5% sul Treasury decennale rappresenta un punto tecnicamente attraente. È possibile valutare un ingresso tattico da trading, accompagnato da uno stop-loss ben definito per gestire la volatilità attuale. Per ingressi più strutturali e di medio-lungo periodo, invece, è preferibile attendere almeno una prima significativa distensione del MOVE e una normalizzazione della curva 10Y-2Y prima di aumentare sensibilmente l’esposizione obbligazionaria in portafoglio.

.jpeg)
